Ultimo aggiornamento: 04/09/2023
La competenza tecnica specifica del coordinatore pedagogico sembra definirsi nel fatto che sia gli aspetti organizzativi che quelli pedagogici e quelli relazionali devono essere composti in un progetto gestionale coerente del servizio educativo per l'infanzia. È per questo che il mestiere di coordinatore sembra trovare la sua unità." (da "la gestione dei servizi educativi comunali per l'infanzia e le figure dei coordinatori" Musatti e altri CNR).
I coordinatori integrano l'esercizio di funzioni organizzative e tecnico educative sia relativamente alla gestione dei servizi, sia relativamente al rapporto con gli educatori, ma tale integrazione risulta non priva di complessità e contraddizioni.
I compiti di governo e di organizzazione del lavoro comportano infatti assunzione di responsabilità e funzioni di controllo, modalità spesso caratterizzate da interventi a posteriori tendenti a stimolare atteggiamenti difensivi che non favoriscono certo la consulenza psicopedagogica e gli interventi di formazione (cfr. G.Lai "Gruppi di apprendimento" Boringhieri).
Per limitare, per quanto possibile, una confusione di ruoli e una difficoltà operativa, pare opportuno operare attraverso una strategia di divisione dei compiti: tutto ciò che riguarda l'organizzazione del servizio è suddiviso trasversalmente tra le coordinatrici, mentre ogni coordinatrice è referente pedagogica per i plessi che le sono attribuiti. Il responsabile del Coordinamento pedagogico, oltre a presidiare e favorire la collegialità delle decisioni e degli atteggiamenti, ha a sua volta compiti trasversali.
In questo modo si cerca di mantenere un contesto favorevole alla costituzione di una buona "alleanza di lavoro" tra referente ed insegnanti per i compiti relazionali e pedagogici, spostando dalla singola referente a tutto il gruppo di coordinamento l'assunzione di decisioni e proposte. Infatti le decisioni, riguardando aspetti gestionali e organizzativi per la realizzazione degli obbiettivi posti dall'amministrazione, potrebbero colludere con gli interessi di categoria del personale, o comunque costituire occasioni di contenzioso o di dibattito in un ambito diverso da quello della formazione.
Compiti trasversali delle coordinatrici possono essere quelli relativi alla gestione organizzativo-educativa di programmazione, formazione delle sezioni, laboratori in orario curricolare, progetti genitori, gestione sociale, integrazione disabili, sostegno alla qualità, individuazione e incremento nuove tipologie di servizi, documentazione educativa, comunicazione informazione, diffusione cultura dell’infanzia attraverso vari strumenti e iniziative. È importante che il Coordinamento definisca criteri e priorità che regolano gli interventi organizzativi e finanziari e realizzi le opportune verifiche, soprattutto rispetto alla gestione del personale e alla gestione dei singoli plessi.
Infatti si ritiene irrinunciabile una rigorosa continuità tra gli obiettivi educativi individuati e gli strumenti concreti e quotidiani (organizzativi appunto) di cui i servizi sono dotati, in modo che i secondi discendano coerentemente dai primi e non viceversa.
Compiti trasversali possono essere relativi a specifiche tematiche sulle quali i singoli componenti del coordinamento si specializzano fino a diventare esperti e consulenti dei colleghi, i quali rimangono pur sempre i referenti unici dei plessi che gli sono assegnati. L'organizzazione del servizio deve essere costantemente oggetto di riflessione e verifica per la realizzazione delle finalità, coniugate con gli obiettivi di contenimento della spesa, stabiliti dall'amministrazione. A ciò vanno aggiunte, nella stessa ottica, funzioni progettuali relative alla programmazione del numero e della tipologia dei servizi e degli interventi educativi rivolti all'infanzia e alle famiglie nella città.
Sul versante delle funzioni pedagogiche, didattiche e relazionali spetta al coordinamento il compito generale di promuovere lo sviluppo culturale e sociale del servizio.
Il coordinamento pedagogico inoltre:
Si occupa della formazione in servizio attraverso la programmazione e la realizzazione di specifici progetti di aggiornamento mirati ad approfondire tematiche pedagogiche specifiche e culturali più ampie, ad acquisire tecniche, strumenti, conoscenze, ad attivare gruppi di discussione,di ricerca o altro.
Il delicato e strategico compito dell'analisi dei bisogni e della domanda di formazione che il personale esprime spetta al coordinamento pedagogico. Partendo dalle riflessioni e dalle elaborazioni emerse nei team, negli incontri di formazione e dalle proprie considerazioni nate nel lavoro di supporto al personale, il coordinamento si sforza di leggere oltre le richieste più esplicite e immediate per ricondurle a bisogni più profondi e complessi.
Occorre precisare, inoltre, che l'obiettivo di formazione non si esaurisce nella programmazione degli specifici corsi di aggiornamento, ma si riconoscono formativi anche gli incontri collegiali (team e sezioni): sono questi infatti momenti istituzionali, i "luoghi" di incontro e collaborazione previsti dalla referente pedagogica con gli insegnanti.
Tali compiti di formazione, di sostegno e indirizzo alla pratica educativa sono più opportunamente realizzati con le modalità della "consulenza tecnica" alle educatrici e si colloca, per definizione, fuori dalla gestione di un controllo burocratico.
La consulenza tecnica è un intervento orientato ad attivare le risorse esistenti e ad incentivare la responsabilità delle persone. Si basa su una buona alleanza, fuori da atteggiamenti valutativi, tale da consentire a ciascuna persona di "fidarsi" ad esplicitare e affrontare le difficoltà reali che incontra nel proprio lavoro, anziché tacerle ed esibire un buon funzionamento solo apparente.
Si tratta quindi di reale formazione in servizio relativa soprattutto a quei difficili aspetti che riguardano la formazione delle persona con il rapporto ad altre persone (bambini, genitori, colleghe) e agli aspetti di indirizzo alla progettazione educativa. Per ottenere risultati efficaci la consulenza tecnica richiede tempi lunghi e continuità, incontri stabili e calendarizzati che funzionino quali "contenitori" prevedibili e garantiti affinché personale educativo possa riconoscerli come spazio per sé dove poter: ascoltare riflessione, esprimere i propri pensieri, analizzare e calibrare i propri interventi e comportamenti, esprimere e confrontare obbiettivi, mettere in circolo le proprie esperienze promuovendo in tal modo la necessità della verifica.
Anche le coordinatrici, però, come le educatrici hanno bisogni emotivi e cognitivi quindi necessità di contenitori stabili e di aggiornamento e formazione in servizio per sé. A tale scopo, oltre che programmare propri corsi mirati di aggiornamento, si ritiene importante istituire una riunione settimanale, o comunque periodica, che diventi il luogo per condividere ed affrontare i comuni problemi di lavoro: dalla conduzione dei gruppi di insegnanti, alle problematiche del singolo bambino o di relazioni con i genitori o di conflitti fra il personale. Un luogo, inoltre in cui prendere decisioni e programmare lo sviluppo e l'organizzazione del servizio, un momento importante ai fini della condivisione per esprimere i motivi del consenso o del dissenso e ritagliare una progettualità sufficientemente condivisa. E' strumento per garantire tranquillità ed autonomia a ciascun componente nella realizzazione del compito assunto e perché tutto il gruppo continui a sentire propri i lavori portati avanti dagli altri.
Ultimo aggiornamento: 04/09/2023
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